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“PAROLA E IMMAGINE”
MOSTRA DI ICONE REALIZZATE
DAGLI ARTISTI DELL’ASSOCIAZIONE
AKATHISTOS DI VARESE.
CHIESETTA DI SAN GIOVANNI—BUGUGGIATE
DOMENICA 26 SETTEMBRE 2010, ORE 10,00-20,00
Durante la mostra sarà possibile acquistare icone
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Le foto della mostra |
AKATHISTOS
significa “in piedi”, non seduto”.
L’inno AKATISTO è una gran preghiera mariana dell’Oriente Cristiano,
paragonabile al Santo Rosario che canta Maria, Madre di Dio e della
Chiesa: deve essere cantato e recitato in piedi così come nell’antichità
lo cantò il popolo di Costantinopoli per una notte intera, chiedendo
alla Vergine Maria la protezione dai Turchi.
L’inno risale al quinto secolo, l’autore è anonimo: la liturgia
cattolica lo ha ereditato dalla liturgia bizantina-ortodossa.
Papa Giovanni Paolo II nel 1988 disse: “Vogliamo che questo canto
universale, poderoso e dolcissimo inno, sia profezia di un’umanità
nuova, quella dei Redenti, che nel canto della lode si riconoscano
fratelli.”
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ICONE : LA STORIA,
IL SIGNIFICATO
di Susanna Martignoni
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EIKON: in greco significa “immagine”, ciò che è visibile
di Dio invisibile, riflesso della realtà di Dio.
Le raffigurazioni sacre chiamate ICONE, originarie della cultura
bizantina e slava, non si “dipingono”, ma si “scrivono”: sono infatti
l'espressione grafica del messaggio cristiano, affermato nel Vangelo
attraverso le parole.
Esse assumono la propria fisionomia intorno al V° secolo. Nella
tradizione cristiana, esistono dei prototipi, considerati autentici e
miracolosi: sono ritratti di Gesù e di Maria Vergine, attribuiti a San
Luca Evangelista.
Ogni icona è interpretazione teologicamente fedele di un prototipo, non
può essere la meditazione personale di un artista; esistono 3 precisi
schemi, che si rifanno a immagini originarie dipinte da San Luca: la
Madonna Orante, senza Bambino
la Madonna Odighitria, con Bambino, che indica la retta via la Madonna
Eleusa, della Tenerezza, con Bambino.
In Russia, l'icona assume un significato molto importante, il simbolismo
e la tradizione non coinvolgono solo l'aspetto pittorico, ma anche la
preparazione ed i materiali utilizzati.
Le tavole sono di legno di tiglio, larice o abete, hanno una cornice in
rilievo sui bordi, che rappresenta la separazione fra il piano terreno e
quello divino, chiamato scrigno o arca, in cui viene posta la
raffigurazione. La tela viene incollata, poi coperta con strati di colla
di coniglio e gesso di Bologna, che levigati consentono di ottenere una
superficie liscia e uniforme per accogliere la doratura e la pittura.
L'artista si preparava appositamente per creare un'icona: un atto che
gli consentiva di entrare in stretto rapporto col Divino ed esigeva
purificazione mentale, spirituale e fisica.
Prima realizzava lo schizzo, poi la pittura, con cura particolare
dedicata al volto, luogo della presenza dello Spirito, e allo sguardo,
che deve rappresentare l'anima.
L'espressione dei personaggi ha grande valore simbolico: Gesù è
rappresentato mentre benedice e indica con la mano il numero tre (la
Trinità), la Vergine Maria è dipinta con la mano che indica il Figlio,
che porta in braccio.
I colori sono di origine naturale, vegetale o minerale, e sono uniti con
tuorlo d'uovo, che agisce da legante (l'uovo ha significato simbolico,
riferito alla vita): il blu rappresenta la trascendenza, il rosso è
simbolo dell'umano e del sangue dei martiri, il verde è la natura e la
fertilità, il marrone simboleggia ciò che è terrestre, umile e povero,
il bianco è il colore dell'armonia, della pace, della luce divina.
Le icone non sono una semplice rappresentazione artistica, loro
obiettivo è tradurre in immagine le verità eterne della fede; per questo
motivo l'artista non si pone il problema della somiglianza con la natura
e non pone il suo nome sull'opera, poiché si considera semplicemente “la
mano” di cui Dio si è servito.
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